-kommenti e adesioni al Progetto NO-
Attenzione: questo blog non risponde ai requisiti di plausibilità brullo-logica, esattezza fritto-scientifica e stabilità strippo-psicologica richiesti dalla Commissione per la Correttezza Politica di Bush al Dipartimento Comunicazione del Progetto NO, che con toni arroganti e locuzioni incomprensibili ha risposto: NO! Chiunque dovesse lasciare un kommento sarà schedato tra i sostenitori della Patafisica trivial-stellare targata il7!
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Sono il7, collaboratore del ProgettoNO diretto dall'illustre scienziato neo-nichilista Prof. Dott. Molese, il quale, bontà sua, mi ha definito "flipper-comunicatore degli interspazi neuronali aggiuntivi e devianti nonché scopritore di pinzillacchere fantasmagoriche con residenza-base in un pozzo meta-dimensionale presso l'Appia Antica, a Roma".
Squallide novità e isteria noiosa. Ecco un estratto dai rapporti sulla stagnazione sincopata di inizio 2008:
Dermon saldò in quell’istante le sue mani attorno al collo del dr. Molese, stringendogli la cravatta ispida attorno alle nervature del naso. Il pubblico brulicante del centro commerciale zombie merchandising live talk reality show for pissing protestava vivacemente strillando litanie mortuarie per sostenere la criminalità gaudente schizomorfa di Molese, i più vicini graffiarono Dermon con le antenne dei lubrificanti ottici o con gli spinotti per il pagamento rateale linfatico. Molese resisteva: “Bene, si liberi Dermon, mi dica in faccia perché non le piace tutta questa mancanza di indignazione contro le strutture che rende la gente entusiasta delle bestialità appioppategli dalle carpenterie dei dilettanti dell’industria; lo vede, però, cosa comporta? L'indignazione straborda comunque, senza argini! Yakk!”
“Lo vedo; questa gente non dovrebbe prendersela con me; il quadro evidentemente sta peggiorando in un modo svantaggioso, tutta la cattiveria, intasando i neuroni, sta magnificando immensamente una follia sfaccettata che presto non ci farà neanche più apprezzare la robustezza insensibile figlia della malvagità splendidamente ottusa. Sono brutti tempiiii!!!!!” Dermon piroettò in un corridoio di lastre orto-panoramiche di teste di squalo e contrappuntatori di schegge cesellate da mangianastri; in un abbraccio mortale stava trascinando Molese in un dark shop di spezzatini animistici del dolore a lunga conservazione. Rotolarono su una cabina del sacrificio matrimoniale senza consolazioni, dentro c’era una castana dai fianchi ricci, intorno ai quarant’anni di deformità rapprese, che in trance credeva di essersi alzata alle sei di mattina per proteggere suo marito dai cecchini che li tenevano sotto tiro dal palazzo di fronte per non aver accettato un polpettone di semolino e reni di coccodrillo in cambio dell’eros della suocera di lui. Molese, semi-soffocato, svincolò un braccio e picchiò un pugno sulla tempia destra di Dermon, gargarizzando: “Con tutta la sua scienza, lei ora non sa più perché lo fa, ovvero perché vuole uccidermi ANALizzandosi!” Malgrado Molese si rivolgesse a Dermon, la donna rispose: “Perchè io valgo!”, convinta di meritare la protezione di quei due pilastri del governo ombra per quello che lei aveva saputo fare contro suo marito per prendere il sopravvento. Dermon obiettò: “Cerco di inventarmi sensi di colpa per porre fine al suo dominio, Molese, ma il mio pentimento e la sua remissione sono circostanze che la giurisprudenza contemporanea non contempla, quindi la eliminerò, Molese, perché la deriva del Progetto NO è un serbatoio di storie potenziali esaminando le quali giungerò a demenza prima di aver raggiunto la notorietà necessaria per smettere!” Sollevò un marchia-bozzi posturale e stava per timbrare la cocuzza del dr.Molese, quando la donna, con le gambe all’aria piene di granella di sonagli, si sporse fuori dallo spigolo del box dicendo: “Non tornerò più quella di prima”; l’indecidibilità di quell’affermazione tra rimpianto acido ed orgoglio depresso fece scivolare i duellanti giù dal predellino di carbonio e cristalli di sale, verso un piramidone di tubature ad ampolla, che si infranse al contatto dei due ostinati farabutti. Dermon vide una miriade di se stessi esplodere in una caleidoscopica aureola di frammenti di vetro riconoscendo in innumerevoli triangolazioni sfolgoranti l’espressione rifratta di un se stesso precipitato nella sconfitta con infinite smorfie diverse.