-kommenti e adesioni al Progetto NO-
Attenzione: questo blog non risponde ai requisiti di plausibilità brullo-logica, esattezza fritto-scientifica e stabilità strippo-psicologica richiesti dalla Commissione per la Correttezza Politica di Bush al Dipartimento Comunicazione del Progetto NO, che con toni arroganti e locuzioni incomprensibili ha risposto: NO! Chiunque dovesse lasciare un kommento sarà schedato tra i sostenitori della Patafisica trivial-stellare targata il7!
![]()
Sono il7, collaboratore del ProgettoNO diretto dall'illustre scienziato neo-nichilista Prof. Dott. Molese, il quale, bontà sua, mi ha definito "flipper-comunicatore degli interspazi neuronali aggiuntivi e devianti nonché scopritore di pinzillacchere fantasmagoriche con residenza-base in un pozzo meta-dimensionale presso l'Appia Antica, a Roma".
Nella foto: Servizio disfunzionale del techno-trasporto schermo-tombale espositivo pluriverso per la teleritrattistica compulsiva "ben spesa", densità 4, giostra a pistone occlusivo con scintillanza maniacale di e su_cesso spettacolare cementizio.
Le porte a bozzolo di struzzo si spalancarono, ne uscirono una ventina di elementi, come pecore esaltate dal coinvolgimento in un reality da mattatoio in cui però non sapevano che dire, neanche per dimostrare che erano perfetti così com’erano. Entrarono altri trentadue che cercavano di far capire che da qualche parte sapevano come cavar fuori uno sguardo intelligente.
“Scusi se la interrompo, ma stringiamo i tempi, però, eh?”, azzardò un tale che voleva fare il praticone televisivo, perciò molto “vecchio”. Nell’ascensore c’erano tre feriti che spingevano per farsi vedere, come fossero dannati all’ingresso d’un budello per il purgatorio. Uno si abbassò, cercando di fare una capriola dove non entrava neanche uno spillo, ma il tacco di una scarpa ultrarinforzata, come devono essere tutti i corpi contundenti, lo colpì in fronte. “Adesso i fischi sono tutti per te”. “Aoh, ho sentito “pezzo di sterno”, chè sarei io, per caso?” “Sì. T’hanno nominato”. Una faccia scavata e slavata come un cencio strabuzzò le orbite flaccide: “Oh, c’è il dr.Molese qui dentro...” Il capellone gli diede una gomitata sul naso inducendo tale protuberanza a rientrare di quattro centimetri “buoni”, poi ammonì tutti: “Volete stare “buoni” come questa maschera tragica col nasone all’indentro? NO? E allora non una parola al dottore; sono stato io il primo a ricorrere a questo mezzuccio di farmi notare chiedendo consigli per farmi notare, capito?”
Un uragano di buuu si sollevò, e furono lanciate lucertole morte e tre spinterogeni acetati sbucciarazzi.
Un appassionato di feti alti più di due metri che era alto lui stesso più di due metri, disse: “Ho ccccapito sì; io intanto faccio un’altra cosa, piscio qua dentro come ho visto fare anche ad Auristemma, la vincitrice dell’edizione di due ore fa, però qui un bagno dovrebbero mettercelo. Poi dicono che litigo con tutti per guadagnarmi i voti dei boiaccia da casa! Ma se ci fossero più feti lunghi come dico io...”
Una quarantenne gonfia di rabbia con una parrucca cadente e cespi di noduli nel petto fece una smancerìa ad un giovanotto triste e immobile con gli occhi serrati, ed esclamò, guardando una vetrina a scomparsa: “Ah però, che bella questa posateria coi faretti: mangi un boccone con le pinze, e le mosche si vedono illuminata tutta la parete interna del tuo esofago!” Un fabbro gran divoratore di due broccoli che s’era portato dietro... alle orecchie con una cinghia, dissentì: “A me mme piace di più lo sgranapiselli fatto di teschi di robot smerigliati, sarà che mme dicheno che c’ho sempre la verdura in testa!”
Squallide novità e isteria noiosa. Ecco un estratto dai rapporti sulla stagnazione sincopata di inizio 2008:
Dermon saldò in quell’istante le sue mani attorno al collo del dr. Molese, stringendogli la cravatta ispida attorno alle nervature del naso. Il pubblico brulicante del centro commerciale zombie merchandising live talk reality show for pissing protestava vivacemente strillando litanie mortuarie per sostenere la criminalità gaudente schizomorfa di Molese, i più vicini graffiarono Dermon con le antenne dei lubrificanti ottici o con gli spinotti per il pagamento rateale linfatico. Molese resisteva: “Bene, si liberi Dermon, mi dica in faccia perché non le piace tutta questa mancanza di indignazione contro le strutture che rende la gente entusiasta delle bestialità appioppategli dalle carpenterie dei dilettanti dell’industria; lo vede, però, cosa comporta? L'indignazione straborda comunque, senza argini! Yakk!”
“Lo vedo; questa gente non dovrebbe prendersela con me; il quadro evidentemente sta peggiorando in un modo svantaggioso, tutta la cattiveria, intasando i neuroni, sta magnificando immensamente una follia sfaccettata che presto non ci farà neanche più apprezzare la robustezza insensibile figlia della malvagità splendidamente ottusa. Sono brutti tempiiii!!!!!” Dermon piroettò in un corridoio di lastre orto-panoramiche di teste di squalo e contrappuntatori di schegge cesellate da mangianastri; in un abbraccio mortale stava trascinando Molese in un dark shop di spezzatini animistici del dolore a lunga conservazione. Rotolarono su una cabina del sacrificio matrimoniale senza consolazioni, dentro c’era una castana dai fianchi ricci, intorno ai quarant’anni di deformità rapprese, che in trance credeva di essersi alzata alle sei di mattina per proteggere suo marito dai cecchini che li tenevano sotto tiro dal palazzo di fronte per non aver accettato un polpettone di semolino e reni di coccodrillo in cambio dell’eros della suocera di lui. Molese, semi-soffocato, svincolò un braccio e picchiò un pugno sulla tempia destra di Dermon, gargarizzando: “Con tutta la sua scienza, lei ora non sa più perché lo fa, ovvero perché vuole uccidermi ANALizzandosi!” Malgrado Molese si rivolgesse a Dermon, la donna rispose: “Perchè io valgo!”, convinta di meritare la protezione di quei due pilastri del governo ombra per quello che lei aveva saputo fare contro suo marito per prendere il sopravvento. Dermon obiettò: “Cerco di inventarmi sensi di colpa per porre fine al suo dominio, Molese, ma il mio pentimento e la sua remissione sono circostanze che la giurisprudenza contemporanea non contempla, quindi la eliminerò, Molese, perché la deriva del Progetto NO è un serbatoio di storie potenziali esaminando le quali giungerò a demenza prima di aver raggiunto la notorietà necessaria per smettere!” Sollevò un marchia-bozzi posturale e stava per timbrare la cocuzza del dr.Molese, quando la donna, con le gambe all’aria piene di granella di sonagli, si sporse fuori dallo spigolo del box dicendo: “Non tornerò più quella di prima”; l’indecidibilità di quell’affermazione tra rimpianto acido ed orgoglio depresso fece scivolare i duellanti giù dal predellino di carbonio e cristalli di sale, verso un piramidone di tubature ad ampolla, che si infranse al contatto dei due ostinati farabutti. Dermon vide una miriade di se stessi esplodere in una caleidoscopica aureola di frammenti di vetro riconoscendo in innumerevoli triangolazioni sfolgoranti l’espressione rifratta di un se stesso precipitato nella sconfitta con infinite smorfie diverse.